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giovedì 6 ottobre 2011

DDL INTERCETTAZIONI

Il mio intervento di qualche tempo fa sul DDL intercettazioni.
Il tema ritorna puntuale e non possiamo ignorarlo.
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A tutta velocità verso riforma della Giustizia e DDL sulle intercettazioni.
Ecco le uniche priorità di un governo che, nel panorama della crisi mondiale e delle rivolte che stanno scuotendo tutto il bacino del Mediterraneo, non ha alcuna intenzione di rilanciare temi come investimenti per l'innovazione, diritto allo studio per tutti, eco sostenibilità, lavoro che non sia un ricatto per i lavoratori. No.
Per la classe politica berlusconiana tutto questo non conta.
Bisogna correre. Il processo sul caso Ruby procederà e inizierà nelle aule il 6 Aprile. Bisogna accelerare per bloccare la libera informazione in questo paese. Un colpaccio già annunciato tempo fa' che ora ritorna come uno spettro in un paese già posizionato al 40° posto nel mondo per libertà di informazione dopo Cile, Corea Del Sud, Bulgaria, Perù.

C'è poi un elemento sconcertante. Provate a scrivere sul motore di ricerca la parola "Berlusconi". Vedrete che apparirà al secondo posto il binomio: Berlusconi-Ruby.
Nel mondo intero ci conoscono così. Ci riconoscono come il popolo che ha eletto l'uomo dei fatti dell'olgettina. E non solo. Delle feste con minorenni, secondo le carte depositate dai PM. Si tratta del Presidente del Consiglio, la carica più in vista che avrebbe il dovere di traghettare il paese fuori dalla crisi e non fra le sue lenzuola dove probabilmente sono state compiute nefandezze gravi. Si parla di prostituzione minorile e concussione.
Invece Silvio e il Governo corrono veloci. E lo fanno cavalcando la "pericolosità" delle intercettazioni.
Lo fanno ignorando il monito del Presidente della Repubblica che già in passato chiese di "far finire il disegno di legge sulle intercettazioni su un binario morto".

L'informazione è un punto chiave. Lo è nel paese in cui Berlusconi detiene il maggiore potere mediatico ma non tutto.
Ci sono ancora professionisti coraggiosi. Quelli che non si lasciano comprare e che hanno permesso, dopo che gli atti sul caso Ruby fossero depositati, a tutto il popolo italiano di conoscere cosa realmente stesse curando il Presidente del Consiglio. Non gli interessi del paese. Non le riforme utili a far ripartire l'Italia. No.
Bisognava prodigarsi come "magnanimo benefattore" per belle ragazze e per i loro decoltè.  E anche nei fatti del processo sono coinvolte persone vicine all'informazione berlusconiana. Questo non è un caso o un particolare da sottovalutare.

Il "grande impero" di Silvio è costruito e si regge sulla manipolazione della comunicazione e dell'informazione. Ecco perchè occorre velocizzare sul DDL intercettazioni. Non possono indugiare. Su questo tema si gioca il futuro del' impero che pian piano si sgretola.

In una intervista di Natalia Lombardo a Roberto Natale, pubblicata sull'Unità, il presidente del Fnsi ha dichiarato: << Non possiamo rispettare una legge che lede il diritto ad informare i cittadini>>. Se il Governo Berlusconi andrà avanti sulle intercettazioni, potrebbe di conseguenza formalizzarsi un ricorso alla Comunità Europea.

Il DDL è un martello sulla libera informazione. Carcere per i giornalisti liberi; multe esose per gli editori "ribelli". E infine: gli atti giudiziari non potranno essere pubblicati fino alla fine del processo. Anche quando, gli stessi atti, sono pubblici.

Ancora una volta in Italia si palesa chiaramente agli occhi di tutti noi un attacco alla democrazia e alla libertà.
E' importante notare, ad esempio, come sia congruente il forte timore che gli uomini e le donne di Silvio hanno per l'informazione libera. Quella che racconta le verità di un paese al paese. Che non si piega alla casta.
Non troppo tempo fa il Ministro Gelmini ha pubblicamente attaccato, durante una puntata di Ballarò, le lauree in Scienze della Comunicazione. Proprio quelle Facoltà che formano i futuri giornalisti e operatori nel settore dell'informazione e della comunicazione.

Così, da un lato si vuole zittire chi già liberamente svolge con grande rigore ed etica il proprio mestiere, e dall'altro chi nel futuro potrebbe immergersi in questo mondo.

Il disegno è chiaro e netta dovrà essere anche la posizione di tutti noi.
Perchè anche l'informazione è un bene comune. Lo è nei termini in cui ci permette di sviluppare un pensiero critico e di liberarci dalla coltre di nebbia che "la casta" del berlusconismo continua a spingere su questa Italia.

Il dovere di tutti noi è: tornare a prendere parola.

Vito Ballarino

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