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venerdì 9 dicembre 2011

La scuola pubblica e gli accorpamenti degli istituti

All'ombra di questo nuovo governo, nel pieno della crisi che era stata nascosta fino all'ultimo momento dalla classe berlusconista, non c'è soltanto una manovra finanziaria che si svela con tutta la sua voracità verso coloro che questa crisi non l'hanno mai causata. Coloro che appartengono a quelle classi sociali che non hanno mai speculato, che con grande difficoltà e impegno hanno cumulato i loro piccoli risparmi costruendo anche una credibilità per il nostro paese.
La manovra colpisce le , quindi direttamente i pensionati che hanno redditi medio-bassi. Spesso sono loro che sostentano i propri figli soffocati dalla mancanza di lavoro in un paese in cui la parola "diritto" sembra ormai un optional; un accessorio da automobile. Ma non solo. Sono gli stessi pensionati che aiutano i loro nipoti: nel costruire una propria indipendenza nonostante il precariato che inghiotte le nuove generazioni; nell'università con i costi che lievitano regolarmente a causa dei continui tagli all'istruzione pubblica.
Questo paese non è un paese per giovani: si diceva così fino a poco tempo fa. Adesso non sarà neanche un paese per vecchi. Sorge spontanea la domanda: è un paese per chi?
Forse per gli speculatori. Forse per i padrini del cemento. Forse per i lobbisti. Magari per coloro che hanno sempre trovato la "giusta spinta". Sicuramente è un paese per chi ha grandi redditi, trasferiti magari all'estero e che non sono mai colpiti da riforme che rimettano al centro l'equità sociale per costruire la giustizia sociale che torna fra i temi centrali dopo venti anni di berlusconismo. Per quanto tempo queste due parole hanno assunto svariati significati manipolati dal "grande fratello"? Solo adesso tornano a viaggiare insieme e ad essere pronunciate con coraggio anche da una certa parte politica. Allora c'è, forse, ancora speranza. Finalmente: giustizia sociale.
Loro, i tecnici responsabili, tassano le barche. Peccato che i ricchi, come ci dice Corrado Formigli, intestino i loro gli yacht a società estere.
La strada è ancora lunga e sicuramente la politica si trova difronte al grande tema del decennio: Cosa fare? Come costruire nuova credibilità? Come operare?
Qualcuno fra la gente indignata e sempre più avvilita, si domanda se la politica potrà riguadagnarsi una propria parte fondamentale all'interno del quadro globale dove, per adesso, regna solo la parola: mercato (o mercati).
Intanto non possiamo dimenticare ciò che è stato fatto durante questi ultimi anni da questo governo che pensa di poterne uscire completamente ripulito. No. Non possiamo permetterlo.
Mercoledì nella mia città, studenti, docenti, genitori, associazioni hanno incontrato il Sindaco per discutere dell'accorpamento degli istituti previsto dalla pericolosa legge Gelimini; o meglio preferirei che venisse ricordata come legge Tremonti-Gelmini.
Lui, il Sindaco eletto due anni fa con lo schieramento del centro destra e candidato nella lista del PDL anche Vice Presidente della neo provincia di Barletta-Andria-Trani.
Quello che sta accadendo nelle scuole è un punto fondamentale che non possiamo ignorare e dimenticare. Perchè poi, quel livello nazionale che appare sempre così lontano e distante, mette in atto politiche che si ripercuotono su di noi, nelle nostre comunità, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole.
Ieri il Sindaco si è impegnato a difendere a tutti i costi l'istituto in cui era stata organizzata l'assemblea a cui lui ha presenziato. Quasi a voler sollevare un indecoroso campanilismo fra scuole. "Voi sarete salvi perchè lo dico io!" - e magari qualcun altro no. La devolution anche nei quartieri in difesa delle piccole patrie.
Lui ha affermato "Le leggi nazionali vanno rispettate anche se non condivise". Non ha detto una sola parola per chiarire ai presenti se, in fondo, questa legge lui la condivida oppure no, dimenticando uno dei primi compiti della politica: avere il coraggio di proporre prospettive nuove e profonde riflessioni per tutelare e rinnovare le nostre comunità.
La verità è che il Governo Berlusconi, con la riforma Tremonti-Gelmini, ha messo in atto un vero e proprio smantellamento della scuola pubblica e dei saperi perchè in questa Italia berlusconista i cittadini devono divenire semplici e sterili consumatori abituati solo ad obbedire. Altro che progresso e innovazione.
Avrei voluto vedere un Sindaco che, guardando negli occhi quei ragazzi come lo sono anche io, avesse pronunciato parole giuste per chiedere una profonda indignazione verso ciò che è stato fatto contro la scuola pubblica. Avrei voluto sentire parole dure verso la classe politica che ha mercificato l'istruzione chiudendola in una specie di grande centro commerciale e colpendo tutti i presidi di libertà che oggi sono gli istituti scolastici pubblici.
Avrei voluto ascoltare dal nostro Sindaco parole diverse. Avrei voluto che esprimesse certamente il bisogno di rispettare le leggi, ma che avesse anche parlato del rispetto per noi stessi, per le nostre menti e coscienze tutti temi direttamente interconnessi con il futuro del paese. Dove muoiono i diritti muore la democrazia e affonda la prospettiva futura. Questo senso civico di cui parlo spesso coincide con il dovere civile di ribellarsi contro chi tenta di cancellare queste parole dal nostro vocabolario.
La già difficile situazione degli istituti scolastici andriesi è aggravata dalla riforma Gelmini e questo bisogna dirlo ai nostri cittadini, alle famiglie, agli studenti. Il politichese spicciolo non può nascondere il bisogno di rimettere al centro della discussione il bisogno di tutelare e presidiare con ogni mezzo l'istruzione pubblica.
La stima verso coloro che si ribellano alla riforma non basta. Bisogna costruire occasioni di condivisione e di coinvolgimento in cui lavorare assieme ad un'alternativa forte a questo sistema.
E noi del centro sinistra non dobbiamo permettere che, in futuro, questo tema passi in secondo piano.
Qui è in gioco sopratutto la nostra credibilità.

Vito Ballarino

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