Sono sempre stato un amante dell'umanesimo e dell'illuminismo perciò credo che le idee, su cui si gioca la differenza ideologica fra destra e sinistra nell'interpretare il presente e il futuro, debbano camminare su gambe umane capaci e concrete. Credere nelle idee che si fanno sostanza grazie a grandi uomini capaci di andare oltre il confine politico e parlare di un nuovo modo di intendere e cambiare la vita.E' per questo che dico con chiarezza: Nichi Presidente.
Vito Ballarino
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E' TEMPO DI CAMBIARE - le proposte di Sinistra Ecologia e Libertà
economica. La presenza dei capitali mafiosi, a maggior ragione in un momento di crisi, è un
elemento devastante per ogni prospettiva di rilancio del paese. Vanno sostenute le attività delle procure e degli amministratori locali, ma va soprattutto reciso ogni legame o sospetto di complicità di alcuni rappresentanti politici. L'adozione di un codice etico e il contrasto delle attività criminali mafiose è un'urgenza inderogabile.
Vogliamo proporre una legislazione che contrasti lo strapotere della finanza speculativa a
partire dalla tassa sulle transazioni finanziarie, rendendo permanente il divieto di vendita allo scoperto e attaccando vigorosamente i paradisi fiscali.
Vogliamo richiedere una rinegoziazione dei trattati che non stanno salvando né l'euro né il
modello di vita dei cittadini europei. In questo contesto vanno date nuove funzioni alla Bce, a partire dalla possibilità di intervenire senza condizioni in caso di attacco alla nostra moneta. La lealtà istituzionale e la necessità di trovare un consenso oltre i nostri confini non può impedirci di indicare quale sia la nostra direzione di marcia. Dobbiamo essere noi i primi protagonisti del cambiamento.
La sinistra combatte senza esitazione gli sprechi e la spesa pubblica improduttiva. Ma è una
manipolazione della verità storica considerare la spesa sociale come sinonimo di dissipazione e di spreco. Il Welfare non è stato un cedimento ad un non meglio precisato “buonismo sociale” ma la più rilevante conquista del Novecento. Sappiamo che molto va cambiato nel modo di allocare le risorse e nel peso che ha la politica fiscale. Nel ridefinire priorità e gli strumenti di riforma del welfare va riconosciuto il valore economico e sociale del lavoro di cura svolto dalle donne.
Dobbiamo dire con chiarezza da dove si prendono le risorse e dove invece vanno restituite.
La politica fiscale deve ritornare ad essere, in linea con la Costituzione, basata sulla “capacità
contributiva”. Le tasse sono troppo onerose per chi le paga, sia che sia un lavoratore dipendente che autonomo, ma è incredibile non rilevare che più dell'80% del gettito venga da lavoratori dipendenti e pensionati.
Proponiamo una lotta prioritaria all'evasione fiscale per ridurre l'imposizione fiscale in primo
luogo ai lavoratori a basso reddito e proponiamo una tassazione sui grandi patrimoni che
sostituisca l'ingiusta tassa sulla prima casa per i cittadini meno abbienti.
La riduzione del debito pubblico deve avvenire senza dogmi rigoristi, poiché sappiamo che
dalla crescita della ricchezza possono venire benefici assai più fruttuosi che dalla mera riduzione
dello stock del debito. Se cresce la disoccupazione e diminuisce il tenore di vita e il potere
d'acquisto dei salari e degli stipendi, l'aumento delle tasse e taglio dei servizi produrrà soltanto
effetti recessivi.
Vogliamo investire le risorse recuperate dalla lotta all'evasione fiscale, dal contrasto alla corruzione
e dal taglio alle spese militari, in un piano per il lavoro, pubblico e privato, basato sugli
investimenti per la messa in sicurezza del nostro territorio e delle città, nella erogazione di un
reddito minimo garantito come c'è nel resto d'Europa e il recupero del potere d’acquisto perso dai salari negli ultimi vent'anni.
Ci sono alcuni punti che, simbolicamente e concretamente, possono segnare una svolta rispetto al passato: ridurre da 45 a 4 le tipologie contrattuali oggi previste, che hanno alimentato la spirale
della precarietà; restituire ai lavoratori, anche quelli di aziende sotto i 15 dipendenti, la tutela del
reintegro sul posto di lavoro a seguito di un licenziamento ingiustificato; differenziare, a seconda
dell'effettiva vita lavorativa e dal diverso carico lavorativo che pesa sulle donne per le attività di
cura, l'età pensionabile, poiché non possono essere trattati nello stesso modo una infermiera o una puericultrice o un operaio alla catena di montaggio e un professore universitario o un alto
funzionario pubblico; introdurre dell’equo compenso per le lavoratrici e i lavoratori autonomi;
estendere gli ammortizzatori sociali e i diritti per tutte le forme contrattuali, per un welfare
universale, come per esempio nel caso del diritto alla maternità/paternità universale.
Abbiamo bisogno di rafforzare il welfare e la spesa pubblica in settori strategici. La salute, le
pensioni, l'assistenza per i non autosufficienti, l'istruzione pubblica, i trasporti pubblici, il diritto ad
una giustizia certa e celere, sono diritti inalienabili ma anche fattori di sviluppo essenziali per la
tenuta della coesione economica e sociale del paese. La spesa per la formazione e la ricerca va
aumentata e riqualificata. Oggi assistiamo ad una ingiusta penalizzazione, in particolare per i
giovani che vogliono insegnare o fare ricerca e che spesso sono costretti ad emigrare, che sta
impoverendo brutalmente il nostro paese. Non si tratta di “costi” ma di “risorse”.
È necessario ripensare all'intervento pubblico in economia, a partire dal valore strategico delle
aziende partecipate come Eni, Enel, Rai, Finmeccanica e quelle relative al trasporto pubblico per
affrontare le sfide che la crisi ci propone. Va fatta un'azione che agisca tanto sul versante dell'offerta di nuovi investimenti pubblici, tanto sullo stimolo alla domanda, per esempio nei settori della produzione di energia rinnovabile o nella infrastrutturazione digitale del paese.
Vogliamo la riconversione ecologica dell’economia e della società, che abbia al centro la
sostenibilità ambientale, la piena valorizzazione dei beni comuni, la qualità e l’innovazione. Per noi
sono beni comuni, sottratti al dominio del mercato, tanto i beni materiali come l'acqua e la terra,
quanto quelli immateriali come la conoscenza e la cultura. Siamo consapevoli di quanto le grandi
questioni globali, come i cambiamenti climatici, siano connessi con le scelte quotidiane, a partire da una nuova politica energetica basata sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili, riducendo le emissioni e penalizzando chi inquina.
C'è urgente necessità di una nuova politica industriale basata sull’innovazione tecnologica ed
ecologica, che possa mettere a valore non solo prodotti da vendere, ma vere e proprie produzioni complesse: dal “prodotto” mobilità sostenibile alla riconversione delle manifatture inquinanti o belliche, si può costruire un rilancio della produzione industriale in un paese che conserva grandi risorse sul versante manifatturiero.
È necessario dare centralità ad una politica agricola basata su qualità, istintività territoriale e
sostenibilità ambientale e sociale. La buona politica si deve occupare di fare scelte che sappiano
immaginare il mondo che dovremo lasciare alle future generazioni.
Per noi i diritti non sono un terreno di formule astruse ma un campo in cui far vivere il principio
della laicità. Sappiamo che la società è più avanti nella richiesta di nuovi diritti di quanto lo sia
spesso la politica.
Siamo sempre per il rispetto della libertà di scelta per il fine vita, per la regolamentazione della
fecondazione assistita, per la rigorosa applicazione della legge 194. Siamo per i matrimoni
omosessuali e per la piena cittadinanza delle unioni civili. Siamo per il diritto di cittadinanza ai
migranti nati in Italia, per il riconoscimento del diritto di voto alle amministrative, per
l'abolizione della legge Bossi-Fini a partire dal superamento dei CIE. Siamo per il recepimento
delle convenzioni internazionali sull'introduzione del reato di tortura e per una legge che regoli il
diritto d'asilo. Siamo per il rispetto della vita umana e quindi vogliamo che la condizione dei
detenuti sia rispettosa della Costituzione. Siamo per una politica antiproibizionista a cominciare
dalla abrogazione della legge Fini-Giovanardi per un nuovo approccio responsabile e socialmente
inclusivo.
Il populismo non si sconfigge per decreto, né tentando di esorcizzarne la forza devastante. Il
populismo si contrasta lì dove esso attecchisce, tra il popolo che ha perso fiducia nella politica e
nella democrazia. Abbiamo ancora importanti risorse, di idee e di uomini e di donne, ma abbiamo
poco tempo. Chiediamo a tutti un contributo e dobbiamo saper trovare le strade affinché ciascuno sia messo nelle condizioni di poterlo dare. È in gioco la sopravvivenza a lungo termine
dell’integrazione europea.
Solamente la solidarietà, la riconversione ecologica e sociale della società e la vitalità della
democrazia ci faranno uscire dalla crisi.
Sinistra Ecologia e Libertà
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