Dopo qualche tempo, ho ripescato alcune domande rivolte all'amministrazione comunale della mia città.
Ad oggi nessuna risposta è pervenuta in merito ai quesiti posti, nonostante non vi sia nulla di offensivo ne tantomeno complesso in ciò che viene chiesto al Sindaco Giorgino e ai suoi Assessori.
Confido in una risposta che, prima o poi, giunga all'attenzione di tutti i cittadini della città di Andria.
Vito Ballarino
Qui il testo e le domande.
"Al Sindaco e Assessori.
Noi, cittadini di Andria, siamo sempre più indignati riguardo la sicurezza della nostra città, tema che è stato oggetto di tante promesse false di qualsiasi schieramento politico ma non è mai stato affrontato in maniera efficace.
Vi chiediamo di rispondere ad ognuna di queste 10 domande raccolte in rete.
1) Oggi, 19 luglio 2011, è il 19° anniversario dell’uccisione di Paolo Borsellino ma in città non è stato organizzato niente per commemorare l’evento. La pubblica amministrazione non avrebbe il dovere di sensibilizzare la propria cittadinanza su temi come quello che ricorre oggi?
2) Caro Sindaco e Assessori, cosa è la mafia? Secondo voi ad Andria esiste la mafia? Sarebbe interessante conoscere il vostro punto di vista.
3) Parliamo spesso di sicurezza e illegalità. L’illegalità è un micro problema che si risolve esclusivamente aumentando il numero di agenti in città e inserendo videosorveglianza o è anche un problema culturale e sociale di una comunità? Come pensa l’amministrazione di agire a livello culturale? Mettendo in campo quali progetti concreti?
4) Di recente avete osannato «il partito degli onesti», che poi onesti non lo sono per niente dato che sono invischiati in scandali, logge massoniche e giri di tangenti. È questo il vostro esempio di legalità? Non pensate che sarebbe meglio prendere le distanze da certi «onesti»?
5) Ci sono quartieri di periferia che non hanno mai visto una volante o un vigile in azione. Come mai?
6) Perché quando i cittadini chiamano il 113 gli viene risposto di riprovare più tardi o rivolgersi ai vigili del fuoco?
7) Ogni giorno aumentano le dichiarazioni di persone che osservano in città i vigili che non intervengono quando davanti ai loro occhi si viola la legge o semplicemente il codice della strada. Per non parlare di quando vengono beccati in pizzeria o a chiacchierare per strada con tanto di divisa. È questo che intendete per “sicurezza”?
8) Perché la zona della città in cui vi è lo studio legale del sindaco, che tra l’altro non abita nemmeno ad Andria, è controllata tutto il giorno dalle forze dell’ordine mentre nei quartieri più a rischio non c’è traccia di uomini in divisa?
9) Quando i cittadini hanno paura di uscire di casa di chi è la colpa? Di chi delinque o di chi ha il potere per rimediare ma non muove un dito?
10) Siete consapevoli del fatto che a causa della poca sicurezza la città si svuota dei suoi abitanti, soprattutto dei giovani?
Aspettando le vostre risposte e che finalmente si faccia qualcosa per migliorare la situazione e non per guadagnare consenso elettorale.
[Nome, Cognome] "
http://www.facebook.com/event.php?eid=193419124047033
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sabato 6 agosto 2011
mercoledì 27 luglio 2011
La cultura è un bene comune - intervento del 1 Marzo 2011
Estratto da un articolo pubblicato su Andrialive il 1 Marzo 2011:
"Nella città di Andria l'emigrazione dei giovani talenti è una delle piaghe incombenti che occorre affrontare se si vuole dare una prospettiva di crescita e un futuro alla città.
Occorre interrogarsi tentando, con coraggio, di lasciarsi alle spalle manipolazioni facili e populiste per raggiungere la radice del problema.
Perché i giovani andriesi vanno via ?
Il problema analizzato nella sua interezza, conserva due prospettive differenti che vanno analizzate.
Esiste difatti una parte di giovani che ha talento, che si impegna e che desidererebbe maturare competenze per poter poi ritornare nella propria città per portare innovazione ma magari non ha le possibilità economiche per partire. E' questa è una prima piaga
Poi c'è un'altra parte di giovani. Quella che comprende tutti quei ragazzi che riescono ad andare via, con sacrifici propri e delle famiglie e che magari non tornano più ad Andria. Sono giovani altamente specializzati con lauree, master, esperienze di lavoro in Europa e in tutto il mondo. E cosa viene consegnato a loro?
Li abbiamo incontrati alcuni di questi giovani andriesi, magari emigrati a Londra e poi a Bruxelles. Ho parlato con loro e mi sono chiesto perché la mia città, quella in cui sono nato doveva essere condannata al più grande impoverimento di capitale che ci sia: il capitale umano.
Allora chiedo: guardiamolo in faccia questo problema reale che è sintomo del più grande impoverimento per la città. I giovani talenti sono il futuro su cui la città di Andria dovrebbe investire. Sono loro la vera ricchezza e invece questo non avviene. E i giovani continuano a sognare di andare via.
Non perché partire sia un demerito. Se partire è sinonimo di viaggiare per apprendere e tornare nella propria terra per conferire esperienze e competenze allora il viaggio ha un senso. Diventa una lente d'ingrandimento per guardare meglio il mondo. Per imparare. Per sconfiggere il provincialismo. Ma se la partenza diventa l'unica possibilità per costruire il proprio futuro, allora siamo difronte ad un ricatto.
Ai noi giovani si affida sempre più un destino precario o peggio, un biglietto di sola andata.
Vorrei chiederlo. Domandare a tutti coloro che nelle file di questo centro-destra, hanno figli laureati nelle Università fuori dalla nostra Puglia, cosa pensano di questa piaga che impoverisce la nostra città.
Perché i giovani vanno via da Andria? Perché a tutti coloro che sono meritevoli e che potrebbero partire, crescere professionalmente e ritornare in città per portare innovazione e sviluppo non viene data alcuna possibilità a livello cittadino?
I giovani come me vanno via perché oltre al destino precario a loro è consegnata un realtà governata da un nepotismo medioevale fondato sulla poca trasparenza e un'assoluta mancanza di accessibilità. Vanno fissate bene queste parole. Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti.
In questo quadro il tema della cultura è centrale. La cultura libera le menti, permette lo sviluppo della criticità e del pensiero trasversale.
La cultura è il primo bacino su cui dovremmo investire se vogliamo programmare un futuro per la città Andria. Perché la civiltà si costruisce parallelamente con la crescita culturale di una popolo.
La cultura, proprio ad Andria e proprio per i giovani, è troppo spesso (per fortuna non sempre..) un ambiente racchiuso e soffocato nelle dinamiche citate poc'anzi.
Proprio la cultura. E' questo il dramma. Il settore culturale dovrebbe essere il simbolo della propensione al futuro di una comunità. Dovrebbe essere il gene che costruisce una città migliore. Dovrebbe rappresentare la possibilità di ridistribuire accessibilità, opportunità, conoscenza, saperi e diritti. E invece no. La cultura ad Andria diventa mero intrattenimento. Ovviamente in questo quadro si posizionano dovute e importanti eccezioni. Ma non basta. Bisogna insistere.
I continui finanziamenti a pioggia emanati senza un piano logistico di erogazione dei fondi sono solo una parte di questo problema.
Non esiste uno schema o regolamento pubblico che possa essere assunto a modello per la selezione dei progetti in cui investire i fondi del settore Cultura. Non vi sono linee guida.
Non vi è, ad esempio, un comitato scientifico costituito attraverso bando pubblico trasparente e costruito attorno ad esperti di rinomata fama presenti nella città di Andria, che selezioni i progetti attraverso regole che siano chiare a tutti i cittadini e oggettive. Non esistono griglie di valutazione.
Se un ragazzo volesse provare a collaborare o a proporsi per maturare esperienza non potrebbe farlo a meno che non sia accompagnato da qualcuno che conosca l'ambiente. E se non conosci nessuno sei tagliato fuori. Non hai speranze se non fai parte della cerchia di "chi conta".
Insomma, una modernità medioevale. Ecco cosa si prospetta davanti a noi.
La situazione è ancor peggiore per tutti quei progetti che richiedono ingenti investimenti da parte del Comune che non bandisce alcun affidamento per l'organizzazione, la gestione e l'erogazione di servizi da parte di privati.
La cultura che è il simbolo della democrazia viene reclusa e sequestrata in logiche di palazzo. Diventa proprietà privata e non più un bene comune. Sono logiche che non tengono mai conto di chi lontano, di chi non è conosciuto, di chi è debole, di chi è ultimo e magari sogna un futuro migliore, di chi si impegna e fatica.
E allora, mi chiedo, qual è il ruolo della politica in questo quadro? Qual è il compito, ad esempio, del centro sinistra se non rilanciare temi come questo?
Il centro destra andriese deve rispondere a queste domande. Perché i valori della famiglia che paventano e difendono si fondano su questo. Le famiglie non sono manifesti o quadri da esporre sulle proprie scrivanie durante le campagne elettorali. Le famiglie sono qualcosa di fragile con cui bisogna rapportarsi onestamente. Senza ipocrisie e falsi moralismi.
Una famiglia che si è sacrificata duramente per permettere a suo figlio o a sua figlia di studiare, non ha il diritto di vedere riconosciuto questo sacrificio senza dover immaginare che suo figlio o sua figlia torni a fare l'emigrante come accadeva decenni fa? E quando magari queste famiglie appartengono ai ceti dimenticati, abbandonati, lasciati soli, relegati al silenzio e alla dimenticanza la politica che ruolo ha in rapporto a tutto questo?
Che senso ha la politica se non siamo capaci di accendere la luce su questi angoli bui, se non denunciamo che stanno privatizzando i beni comuni fondamentali. La cultura e il futuro sono fra questi. E chi ne paga il prezzo e continuerà a pagarlo in futuro sono le giovani generazioni. La mia e quelle a seguire.
Se una ragazza fra mille difficoltà riesce a laurearsi ma le verrà consegnato solo un futuro di incertezza, di precarietà e di nepotismo, vorrei che mi si spiegasse dove finiscono i valori della famiglia?
E noi, gente del centro sinistra andriese, abbiamo il dovere di rilanciare una prospettiva su queste tematiche. Abbiamo bisogno di ritornare a parlare di questo ad Andria.
Dobbiamo ripubblicizzare tutto ciò che, una distorta idea della politica, sta privatizzando. Così costruiamo una valida alternativa.
Dobbiamo immaginare che il vero motore e la vera ricchezza della nostra città siano proprio tutti i giovani. Il capitale umano è quanto di più prezioso ci sia. E' su questo che dobbiamo investire.
Non abbiamo bisogno di nessuna "carta" per i giovani. Abbiamo bisogno di opportunità nella città di Andria. Opportunità per tutti.
Da dove iniziamo?
Dalla democrazia. La democrazia passa per l'accessibilità cioè il diritto di tutti di avere delle chance, anche se non sei amico di nessuno. Anche se non hai la spintarella. Un'accessibilità basata su criteri di trasparenza e meritocrazia.
Iniziamo proprio dalla cultura e dalle giovani generazioni.
Iniziamo a parlare di questo come ha fatto il Consigliere Comunale di Sinistra Ecologia e Libertà, Ninni Inchingolo nel suo intervento in Consiglio Comunale.
Iniziamo così a dare voce a tutti coloro che vorrebbero prendere parola. Perché c'è un'Andria migliore di questo centro destra arcaico."
Vito Ballarino
http://andrialive.it/news/Politica/17758/news.aspx#main=articolo
"Nella città di Andria l'emigrazione dei giovani talenti è una delle piaghe incombenti che occorre affrontare se si vuole dare una prospettiva di crescita e un futuro alla città.
Occorre interrogarsi tentando, con coraggio, di lasciarsi alle spalle manipolazioni facili e populiste per raggiungere la radice del problema.
Perché i giovani andriesi vanno via ?
Il problema analizzato nella sua interezza, conserva due prospettive differenti che vanno analizzate.
Esiste difatti una parte di giovani che ha talento, che si impegna e che desidererebbe maturare competenze per poter poi ritornare nella propria città per portare innovazione ma magari non ha le possibilità economiche per partire. E' questa è una prima piaga
Poi c'è un'altra parte di giovani. Quella che comprende tutti quei ragazzi che riescono ad andare via, con sacrifici propri e delle famiglie e che magari non tornano più ad Andria. Sono giovani altamente specializzati con lauree, master, esperienze di lavoro in Europa e in tutto il mondo. E cosa viene consegnato a loro?
Li abbiamo incontrati alcuni di questi giovani andriesi, magari emigrati a Londra e poi a Bruxelles. Ho parlato con loro e mi sono chiesto perché la mia città, quella in cui sono nato doveva essere condannata al più grande impoverimento di capitale che ci sia: il capitale umano.
Allora chiedo: guardiamolo in faccia questo problema reale che è sintomo del più grande impoverimento per la città. I giovani talenti sono il futuro su cui la città di Andria dovrebbe investire. Sono loro la vera ricchezza e invece questo non avviene. E i giovani continuano a sognare di andare via.
Non perché partire sia un demerito. Se partire è sinonimo di viaggiare per apprendere e tornare nella propria terra per conferire esperienze e competenze allora il viaggio ha un senso. Diventa una lente d'ingrandimento per guardare meglio il mondo. Per imparare. Per sconfiggere il provincialismo. Ma se la partenza diventa l'unica possibilità per costruire il proprio futuro, allora siamo difronte ad un ricatto.
Ai noi giovani si affida sempre più un destino precario o peggio, un biglietto di sola andata.
Vorrei chiederlo. Domandare a tutti coloro che nelle file di questo centro-destra, hanno figli laureati nelle Università fuori dalla nostra Puglia, cosa pensano di questa piaga che impoverisce la nostra città.
Perché i giovani vanno via da Andria? Perché a tutti coloro che sono meritevoli e che potrebbero partire, crescere professionalmente e ritornare in città per portare innovazione e sviluppo non viene data alcuna possibilità a livello cittadino?
I giovani come me vanno via perché oltre al destino precario a loro è consegnata un realtà governata da un nepotismo medioevale fondato sulla poca trasparenza e un'assoluta mancanza di accessibilità. Vanno fissate bene queste parole. Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti.
In questo quadro il tema della cultura è centrale. La cultura libera le menti, permette lo sviluppo della criticità e del pensiero trasversale.
La cultura è il primo bacino su cui dovremmo investire se vogliamo programmare un futuro per la città Andria. Perché la civiltà si costruisce parallelamente con la crescita culturale di una popolo.
La cultura, proprio ad Andria e proprio per i giovani, è troppo spesso (per fortuna non sempre..) un ambiente racchiuso e soffocato nelle dinamiche citate poc'anzi.
Proprio la cultura. E' questo il dramma. Il settore culturale dovrebbe essere il simbolo della propensione al futuro di una comunità. Dovrebbe essere il gene che costruisce una città migliore. Dovrebbe rappresentare la possibilità di ridistribuire accessibilità, opportunità, conoscenza, saperi e diritti. E invece no. La cultura ad Andria diventa mero intrattenimento. Ovviamente in questo quadro si posizionano dovute e importanti eccezioni. Ma non basta. Bisogna insistere.
I continui finanziamenti a pioggia emanati senza un piano logistico di erogazione dei fondi sono solo una parte di questo problema.
Non esiste uno schema o regolamento pubblico che possa essere assunto a modello per la selezione dei progetti in cui investire i fondi del settore Cultura. Non vi sono linee guida.
Non vi è, ad esempio, un comitato scientifico costituito attraverso bando pubblico trasparente e costruito attorno ad esperti di rinomata fama presenti nella città di Andria, che selezioni i progetti attraverso regole che siano chiare a tutti i cittadini e oggettive. Non esistono griglie di valutazione.
Se un ragazzo volesse provare a collaborare o a proporsi per maturare esperienza non potrebbe farlo a meno che non sia accompagnato da qualcuno che conosca l'ambiente. E se non conosci nessuno sei tagliato fuori. Non hai speranze se non fai parte della cerchia di "chi conta".
Insomma, una modernità medioevale. Ecco cosa si prospetta davanti a noi.
La situazione è ancor peggiore per tutti quei progetti che richiedono ingenti investimenti da parte del Comune che non bandisce alcun affidamento per l'organizzazione, la gestione e l'erogazione di servizi da parte di privati.
La cultura che è il simbolo della democrazia viene reclusa e sequestrata in logiche di palazzo. Diventa proprietà privata e non più un bene comune. Sono logiche che non tengono mai conto di chi lontano, di chi non è conosciuto, di chi è debole, di chi è ultimo e magari sogna un futuro migliore, di chi si impegna e fatica.
E allora, mi chiedo, qual è il ruolo della politica in questo quadro? Qual è il compito, ad esempio, del centro sinistra se non rilanciare temi come questo?
Il centro destra andriese deve rispondere a queste domande. Perché i valori della famiglia che paventano e difendono si fondano su questo. Le famiglie non sono manifesti o quadri da esporre sulle proprie scrivanie durante le campagne elettorali. Le famiglie sono qualcosa di fragile con cui bisogna rapportarsi onestamente. Senza ipocrisie e falsi moralismi.
Una famiglia che si è sacrificata duramente per permettere a suo figlio o a sua figlia di studiare, non ha il diritto di vedere riconosciuto questo sacrificio senza dover immaginare che suo figlio o sua figlia torni a fare l'emigrante come accadeva decenni fa? E quando magari queste famiglie appartengono ai ceti dimenticati, abbandonati, lasciati soli, relegati al silenzio e alla dimenticanza la politica che ruolo ha in rapporto a tutto questo?
Che senso ha la politica se non siamo capaci di accendere la luce su questi angoli bui, se non denunciamo che stanno privatizzando i beni comuni fondamentali. La cultura e il futuro sono fra questi. E chi ne paga il prezzo e continuerà a pagarlo in futuro sono le giovani generazioni. La mia e quelle a seguire.
Se una ragazza fra mille difficoltà riesce a laurearsi ma le verrà consegnato solo un futuro di incertezza, di precarietà e di nepotismo, vorrei che mi si spiegasse dove finiscono i valori della famiglia?
E noi, gente del centro sinistra andriese, abbiamo il dovere di rilanciare una prospettiva su queste tematiche. Abbiamo bisogno di ritornare a parlare di questo ad Andria.
Dobbiamo ripubblicizzare tutto ciò che, una distorta idea della politica, sta privatizzando. Così costruiamo una valida alternativa.
Dobbiamo immaginare che il vero motore e la vera ricchezza della nostra città siano proprio tutti i giovani. Il capitale umano è quanto di più prezioso ci sia. E' su questo che dobbiamo investire.
Non abbiamo bisogno di nessuna "carta" per i giovani. Abbiamo bisogno di opportunità nella città di Andria. Opportunità per tutti.
Da dove iniziamo?
Dalla democrazia. La democrazia passa per l'accessibilità cioè il diritto di tutti di avere delle chance, anche se non sei amico di nessuno. Anche se non hai la spintarella. Un'accessibilità basata su criteri di trasparenza e meritocrazia.
Iniziamo proprio dalla cultura e dalle giovani generazioni.
Iniziamo a parlare di questo come ha fatto il Consigliere Comunale di Sinistra Ecologia e Libertà, Ninni Inchingolo nel suo intervento in Consiglio Comunale.
Iniziamo così a dare voce a tutti coloro che vorrebbero prendere parola. Perché c'è un'Andria migliore di questo centro destra arcaico."
Vito Ballarino
http://andrialive.it/news/Politica/17758/news.aspx#main=articolo
venerdì 22 luglio 2011
L'aumento della TARSU e la mancanza di indirizzo politico
Non è molto difficile immaginare che certe scelte, applicate dalla classe politica in un periodo di grande difficoltà per i cittadini, possano portare all'esasperazone e all'inasprimento di alcuni comportamenti. Dovremmo saperlo tutti. Non certamente per giustificare l'esagerazione di atti violenti che purtroppo rischiano di rendere le giuste e condivisibili motivazioni che muovono le proteste errate nel modo. E così poi offriamo la possibilità a chi di mestiere fa l'incantatore di serpenti, di strumentalizzare, attaccare, demonizzare.
Esiste però uno sguardo che deve andare ben oltre tutto ciò. Non ignorando ma cercando di comprendere fino in fondo.
Siamo in Puglia. Precisamente nella neonata provincia di Barletta-Andria-Trani. Siamo nella città di Andria.
La città governata dal centro-destra uscito vittorioso alle ultime elezioni. Il centro-destra dallo sfondo celeste dei migliori anni di Forza Italia. Certo, non è lo stesso celeste ma la connessione è quella. Il centro-destra del: CAMBIARE.CAMBIA.CAMBIAMO: UNO NON VALE L'ALTRO.
Lo ricordiamo tutti, no?
Un centro-destra berlusconista dove le poche anime "diverse" che probabilmente avevano percepito l'imminente tracollo dell'ideologia tutta berlusconiana, stentano a trovare spazio.
Un centro-destra che governa alla maniera tutta Tremontiana e che crede di poter sanare le problematiche di una città che conta più di 100.000 abitanti, applicando tagli su tagli.
E mai sia tagliare gli sprechi.
Allora sorge una domanda: dove si taglia e perchè?
Chiunque provasse a leggere l'attuale bilancio da poco approvato si troverebbe difronte ad un documento in cui è evidenta la totale mancanza di indirizzo politico.
E' così.
Gli investimenti riguardano la logica delle "grandi opere". Che poi siano utili o no, questo non occorre domandarselo. La strategia è: COSTRUIRE. COSTRUISCI.COSTRUIAMO.
E poi? Buio totale.
Emerge solo e soltanto l'aumento della TARSU del 42%, un costo scaricato tutto sui cittadini. E se qualcuno non paga? L'attuale amministrazione affida tutto ad EQUITALIA che può avvalersi della possibilità di pignorare beni per la mancata riscossione della tassa.
Secondo voi chi avrà maggiori difficoltà nel sostenere questo aumento in un periodo di crisi?
Disoccupati, lavoratori precari, famiglie con disagi economici e sociali.
Insomma, una ghigliottina per i ceti in difficoltà.
Qualcuno obbietterà: -"E gli altri comuni? Anche loro hanno aumentato la TARSU."
Le percentuali nella Provincia BAT sono queste: Andria +42%, Barletta +5%, Trani tariffa invariata
Insomma, la cecità di questo centro-destra è preoccupante sopratutto in questo periodo di forte crisi.
La polemica con il passato e con ciò che veniva "fatto prima" è sempre aperta. Ma ai cittadini poco interessa.
Loro hanno il diritto di poter vivere in un Comune che si occupi del presente e del futuro, programmando attività di investimento e comparti produttivi su cui investire per creare una ripartenza.
Ieri sotto il Palazzo di Città, alcuni manifestanti hanno urlato il proprio dissenso nei confronti del Sindaco e di queste scelte.
C'è un vento che corre. Corre e attraversa la città di Andria. Un vento che si gonfia.
Avevo dichiarato questo ieri dopo aver lasciato il sit-in che dal pomeriggio si protraeva fino alla sera sotto la sede comunale:
Mi pare assai interessante riportare qui l'opinione di Rossella Miracapillo del Movimento Consumatori:
“Come Movimento Consumatori avevamo già lanciato l’allarme sulla non opportunità di forzare la tassa con l’aumento del 40% (che poi si è scoperto essere invece del 42%) prima che venisse approvato il bilancio , con un monito, che questa amministrazione ha voluto tacciare come atto di partigianeria e demagogia.
Per essere obiettivi e comprendere meglio il fenomeno di cui in città si discute da tempo, abbiamo svolto una indagine nelle città vicine Trani, che secondo un recentissimo sondaggio viene percepita come la città più pulita dei tre capoluoghi delle nostra provincia paga come Tarsu nel 2011 1,66 euro al mq, riconfermando il dato del 2010 senza aumenti. Barletta ha aumentato nel 2011 del 5% la tariffa del 2010 passando così da Euro 1,96 a mq a 2,058. Città in cui si sta ancora discutendo di un aumento consistente è Foggia che vorrebbe aumentare la Tarsu del 30-35% passando da 2,20 e a 2,85 euro a mq (valore massimo ma ancora in fase di negoziazione) In ogni caso l’aumento verrebbe applicato a partire dal 2012. Andria, invece ha scelto di portare la Tarsu da 1,60 del 2010 a 2,37 euro a mq con un incremento del 42% e a decorrenza immediata passando dalla tariffa più bassa a una delle più alte nel 2011.
Ma allora, come è possibile il peggioramento del servizio a fronte di un costo maggiore?. Infatti analizzando il servizio di raccolta dei rifiuti nel 2009 è costato diecimilioni novecento cinquanta euro a fronte di una introito con la tarsu di seimilioni e seicentomila euro. Nel 2011 si prevede un pagamento del servizio di raccolta, di undici milioni e novecentomila euro a fronte di un recupero con la tarsu ( aumentata a 2,37 a mq) di 10 milioni di euro. Stesso fornitore, costo maggiore, servizio decisamente peggiorato: cumuli di rifiuti specialmente nelle periferie, sensazione di svuotamento dei cassonetti a scacchiera nei vari quartieri, punti di raccolta costantemente sporchi.
Ancora più inquietante è pensare cosa aspetta gli andriesi nel 2012 e nel 2013: un nuovo appalto più oneroso e più efficienti, con la scelta di questa amministrazione secondo cui la Tarsu deve coprire il 100% del servizio appaltato , la tarsu lieviterà ancora più pesantemente fino a circa 3,44 euro al metro quadro. Perciò, nell’arco di tre anni, a prescindere dal numero di occupanti, un appartamento di 100 metri quadri ( garage, scantinati e ripostigli compresi) passerà da 167,00 euro + 23,38 euro di addizionali comunali e provinciali, a pagare nel 2013 344,00 euro + 48,16 euro di addizionali)”.
La città di Melpignano, città virtuosa pugliese del porta a porta, oggi paga 1,27 euro a metro quadro, mentre Salerno, città virtuosa del porta a porta nella devastata Campania, paga 2,37 euro al metro quadro più una quota fissa di 87,00 euro. Dunque in quest’ultimo caso un appartamento di 100 metri quadri costa 324,00 nel nostro costerebbe almeno 344,00. L’amministrazione continua a trincerarsi dietro la tesi che sarebbe un obbligo di legge per cui la Tarsu debba coprire il 100% dei costi di smaltimento rifiuti. La norma a cui si riferiscono, però è quella in cui il Comune avesse optato per la Tia. Il regime Tarsu lascia spazi alla discrezionalità della percentuale di copertura che non deve essere però inferiore al 70% del costo di gestione”.
(fonte: http://www.domaniandriese.it/wordpress/2011/07/tariffa-tarsu-dalla-piu-bassa-alla-piu-alta/)
Ancora una volta il segnale è chiaro: questo modello politico ed economico non funziona più.
C'è la stanchezza e la rabbia di chi non c'è la fa più. C'è una volontà politica cieca di questo centrodestra di scaricare sulle classi sociali più deboli oneri e costi. Non c'è indirizzo politico in quel bilancio che tuteli chi è colpito da questa crisi che appartiene alla modello decantato e condiviso da questo centrodestra. Così si scatena il dissenso e la rabbia che non è mai giustificabile se sfocia in violenza da nessuna delle parti. Ma questo è un segnale: che la politica esca dal palazzo e decida fra la gente.
Vito Ballarino
Esiste però uno sguardo che deve andare ben oltre tutto ciò. Non ignorando ma cercando di comprendere fino in fondo.
Siamo in Puglia. Precisamente nella neonata provincia di Barletta-Andria-Trani. Siamo nella città di Andria.
La città governata dal centro-destra uscito vittorioso alle ultime elezioni. Il centro-destra dallo sfondo celeste dei migliori anni di Forza Italia. Certo, non è lo stesso celeste ma la connessione è quella. Il centro-destra del: CAMBIARE.CAMBIA.CAMBIAMO: UNO NON VALE L'ALTRO.
Lo ricordiamo tutti, no?
Un centro-destra berlusconista dove le poche anime "diverse" che probabilmente avevano percepito l'imminente tracollo dell'ideologia tutta berlusconiana, stentano a trovare spazio.
Un centro-destra che governa alla maniera tutta Tremontiana e che crede di poter sanare le problematiche di una città che conta più di 100.000 abitanti, applicando tagli su tagli.
E mai sia tagliare gli sprechi.
Allora sorge una domanda: dove si taglia e perchè?
Chiunque provasse a leggere l'attuale bilancio da poco approvato si troverebbe difronte ad un documento in cui è evidenta la totale mancanza di indirizzo politico.
E' così.
Gli investimenti riguardano la logica delle "grandi opere". Che poi siano utili o no, questo non occorre domandarselo. La strategia è: COSTRUIRE. COSTRUISCI.COSTRUIAMO.
E poi? Buio totale.
Emerge solo e soltanto l'aumento della TARSU del 42%, un costo scaricato tutto sui cittadini. E se qualcuno non paga? L'attuale amministrazione affida tutto ad EQUITALIA che può avvalersi della possibilità di pignorare beni per la mancata riscossione della tassa.
Secondo voi chi avrà maggiori difficoltà nel sostenere questo aumento in un periodo di crisi?
Disoccupati, lavoratori precari, famiglie con disagi economici e sociali.
Insomma, una ghigliottina per i ceti in difficoltà.
Qualcuno obbietterà: -"E gli altri comuni? Anche loro hanno aumentato la TARSU."
Le percentuali nella Provincia BAT sono queste: Andria +42%, Barletta +5%, Trani tariffa invariata
Insomma, la cecità di questo centro-destra è preoccupante sopratutto in questo periodo di forte crisi.
La polemica con il passato e con ciò che veniva "fatto prima" è sempre aperta. Ma ai cittadini poco interessa.
Loro hanno il diritto di poter vivere in un Comune che si occupi del presente e del futuro, programmando attività di investimento e comparti produttivi su cui investire per creare una ripartenza.
Ieri sotto il Palazzo di Città, alcuni manifestanti hanno urlato il proprio dissenso nei confronti del Sindaco e di queste scelte.
C'è un vento che corre. Corre e attraversa la città di Andria. Un vento che si gonfia.
Avevo dichiarato questo ieri dopo aver lasciato il sit-in che dal pomeriggio si protraeva fino alla sera sotto la sede comunale:
"I tumulti sotto il Comune di Andria sono il segno del disagio sociale e umano che di sfoga con tutta la forza possibile. Il dato politico è netto: lo spropositato aumento della TARSU è un atto di mattanza verso le classi sociali più deboli."
Confermo questa mia opinione preoccupato per ciò che accadrà in merito a questa situazione.
Mi pare assai interessante riportare qui l'opinione di Rossella Miracapillo del Movimento Consumatori:
“Come Movimento Consumatori avevamo già lanciato l’allarme sulla non opportunità di forzare la tassa con l’aumento del 40% (che poi si è scoperto essere invece del 42%) prima che venisse approvato il bilancio , con un monito, che questa amministrazione ha voluto tacciare come atto di partigianeria e demagogia.
Per essere obiettivi e comprendere meglio il fenomeno di cui in città si discute da tempo, abbiamo svolto una indagine nelle città vicine Trani, che secondo un recentissimo sondaggio viene percepita come la città più pulita dei tre capoluoghi delle nostra provincia paga come Tarsu nel 2011 1,66 euro al mq, riconfermando il dato del 2010 senza aumenti. Barletta ha aumentato nel 2011 del 5% la tariffa del 2010 passando così da Euro 1,96 a mq a 2,058. Città in cui si sta ancora discutendo di un aumento consistente è Foggia che vorrebbe aumentare la Tarsu del 30-35% passando da 2,20 e a 2,85 euro a mq (valore massimo ma ancora in fase di negoziazione) In ogni caso l’aumento verrebbe applicato a partire dal 2012. Andria, invece ha scelto di portare la Tarsu da 1,60 del 2010 a 2,37 euro a mq con un incremento del 42% e a decorrenza immediata passando dalla tariffa più bassa a una delle più alte nel 2011.
Ma allora, come è possibile il peggioramento del servizio a fronte di un costo maggiore?. Infatti analizzando il servizio di raccolta dei rifiuti nel 2009 è costato diecimilioni novecento cinquanta euro a fronte di una introito con la tarsu di seimilioni e seicentomila euro. Nel 2011 si prevede un pagamento del servizio di raccolta, di undici milioni e novecentomila euro a fronte di un recupero con la tarsu ( aumentata a 2,37 a mq) di 10 milioni di euro. Stesso fornitore, costo maggiore, servizio decisamente peggiorato: cumuli di rifiuti specialmente nelle periferie, sensazione di svuotamento dei cassonetti a scacchiera nei vari quartieri, punti di raccolta costantemente sporchi.
Ancora più inquietante è pensare cosa aspetta gli andriesi nel 2012 e nel 2013: un nuovo appalto più oneroso e più efficienti, con la scelta di questa amministrazione secondo cui la Tarsu deve coprire il 100% del servizio appaltato , la tarsu lieviterà ancora più pesantemente fino a circa 3,44 euro al metro quadro. Perciò, nell’arco di tre anni, a prescindere dal numero di occupanti, un appartamento di 100 metri quadri ( garage, scantinati e ripostigli compresi) passerà da 167,00 euro + 23,38 euro di addizionali comunali e provinciali, a pagare nel 2013 344,00 euro + 48,16 euro di addizionali)”.
La città di Melpignano, città virtuosa pugliese del porta a porta, oggi paga 1,27 euro a metro quadro, mentre Salerno, città virtuosa del porta a porta nella devastata Campania, paga 2,37 euro al metro quadro più una quota fissa di 87,00 euro. Dunque in quest’ultimo caso un appartamento di 100 metri quadri costa 324,00 nel nostro costerebbe almeno 344,00. L’amministrazione continua a trincerarsi dietro la tesi che sarebbe un obbligo di legge per cui la Tarsu debba coprire il 100% dei costi di smaltimento rifiuti. La norma a cui si riferiscono, però è quella in cui il Comune avesse optato per la Tia. Il regime Tarsu lascia spazi alla discrezionalità della percentuale di copertura che non deve essere però inferiore al 70% del costo di gestione”.
(fonte: http://www.domaniandriese.it/wordpress/2011/07/tariffa-tarsu-dalla-piu-bassa-alla-piu-alta/)
Ancora una volta il segnale è chiaro: questo modello politico ed economico non funziona più.
C'è la stanchezza e la rabbia di chi non c'è la fa più. C'è una volontà politica cieca di questo centrodestra di scaricare sulle classi sociali più deboli oneri e costi. Non c'è indirizzo politico in quel bilancio che tuteli chi è colpito da questa crisi che appartiene alla modello decantato e condiviso da questo centrodestra. Così si scatena il dissenso e la rabbia che non è mai giustificabile se sfocia in violenza da nessuna delle parti. Ma questo è un segnale: che la politica esca dal palazzo e decida fra la gente.
Vito Ballarino
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