Ciò che sta accadendo in Italia ci pone davanti ad una grande questione. L'ecologia non può significare occuparsi solo di qualche piantina nelle nostre città. L'ecologia è legata al nostro modo di intendere il futuro. E' legata al bisogno di comprendere che non possiamo più costruire ovunque, riempiendo la nostra terra di cemento. Non possiamo più lasciare che le nostre città siano attraversate da flussi infiniti di automobile e traffico. Dobbiamo decidere cosa intendiamo fare: provare a cambiare il nostro stile di vita per avere cura del creato o prepararci alle peggiori tragedie e poi piangerne le vittime? Lo chiedo, ad esempio al Sindaco e agli Assessori della maggioranza nella mia città.
Vito Ballarino
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mercoledì 23 novembre 2011
lunedì 21 novembre 2011
Monti e lo spread
Sento i tanti che hanno appoggiato e magari ancora appoggiano il nostro ex Presidente del Consiglio Mr.B., ripetere la litania della congiura utilizzando l'impennata dello spread come prova tangibile del fatto che la crisi non dipendeva da lui. Bisognerebbe far presente a costoro che lo spread continua a salire perchè in Europa si è sfasciato un vincolo di sangue che era stato il presupposto attorno al quale si era immaginata l'esistenza dell'Europa stessa: non il potere sovra nazionale della finanza bensì una grande storia europea che doveva essere capace di individuare diritti inderogabili da difendere ovunque e senza confini. Parlo della difesa dei beni comuni, del lavoro, dei diritti, ecc. Invece è proprio la classe politica a cui appartiene il nostro ex Presidente del Consiglio che ha sgretolato questo grande racconto soppiantandolo con quello della finanza creativa e del falso ottimismo. Ora non venite a lavarvi le mani nell'acquasantiera perché è evidente che non basta la risposta nazionale. Occorre un grande movimento europeo che rimetta al centro quei valori che sono stati strappati via.
Vito Ballarino
Vito Ballarino
lunedì 14 novembre 2011
SEL, TILT, FABBRICHE, RACCONTI: l'obbiettivo è la cultura del cambiamento
C'è un evidente dubbio da sciogliere in tutto il centro sinistra e anche nel nostro partito. E' un dubbio che ci fa riflettere sulla nostra visione culturale prima che politica. E' ovvio che i partiti sono ancora la forma di accesso diretta alla rappresentanza del paese come è indicato nella nostra Costituzione e questo è un punto. Quindi non possiamo muovere guerre pregiudiziali alle strutture mainterrogare queste sui contenuti e sulla forma d'azione. Dopodichè, il cantiere dell'alternativa non può essere di questo o quel partito del centro sinistra. E' un progetto in cui tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo organizzandoci in spazi comuni per avviare una rivoluzione culturale in Italia e nelle nostre comunità. A chi chiede di SEL e trova contrasti con TILT e poi teme la posizione delle Fabbriche e poi lamenta la mancanza di simboli ai Racconti mi piacerebbe dire che il cantiere dell'alternativa ha bisogno di tutte queste forme di partecipazione, nessuna esclusa per costruire la cultura del cambiamento. Non è difendendo il piccolo orticello che ricostruiremo la speranza. Perciò: apriamoci.
Vito Ballarino
domenica 16 ottobre 2011
Quel fumo nero non è tutto
Governo in stato vegetativo. Il polso è lento. Lentissimo. Quasi inesistente.
Sembra la definizione adatta che aderisce perfettamente come una muta al palazzo; quello di Roma.
La stessa Roma che ieri si è accesa di bellissimi colori per una mobilitazione che voleva segnare un netto distacco fra il popolo e i governanti. Come è accaduto un tempo sta riaccadendo adesso. La Roma che poi si è spenta nella protesta violenta dei pochi. Quelli che nulla hanno a che vedere con la costruzione del domani migliore. Quelli che Pasolini aveva già condannato. "Le facce dei figli di papà con lo stesso occhio cattivo" - scriveva uno dei più grandi intellettuali che il nostro paese abbia conosciuto - "Siete paurosi, incerti, disperati ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccolo borghesi, amici".
La storia ci ha già raccontato spezzoni similari e ieri tutti coloro che hanno tentanto di isolare i violenti sono i fiori migliori che questa Italia possa aver partorito.
Sono i fiori migliori perchè capaci di essere menti critiche e pensanti, lontani dalle manipolazioni e dal pensiero unico che omologa e spezza le giuste motivazioni.
I fiori migliori che hanno deposto un fiore su quel blindato dato alle fiamme che racconta si il disagio di un pezzo di epoca ma anche la disperazione che mai più vorremmo provare.
Noi giovani siamo stanchi di questa politica che permette questo; questa classe politica che commentava ai microfoni dei media e che nulla ha fatto perchè gli scontri fossero evitati.
La classe politica che costruisce un falso dualismo fra "i giovani che si danno da fare nella vita" e "quelli che invece manifestano e spaccano vetrine". Questo dualismo è falso, vecchio, imputridito della retorica peggiore che non convince più nessuno.
Perchè in questa Italia che sentiamo nostra chi manifesta è chi cerca di darsi da fare. E' chi ancora non vuole mollare. Chi manifesta è chi crede ancora nella democrazia che si esprime anche nella protesta. Cosa significavano i cortei di ieri? Quale era la loro collocazione all'interno del panorama globale? Era qualcosa che viaggiava ben più in alto dei cori contro Berlusconi. Pochi, fortunatamente pochi. Perchè ciò che non va è un intero sistema retto dalla finanza e dalle lobby. E questi, purtroppo, sono tumori che generano metastasi in tutti i pesi del mondo. Lo stiamo vedendo: la protesta non riguarda solo la nostra Italia o l'Europa.
La domanda ritorna: cosa erano i cortei di ieri?
Erano la prova tangibile e concreta che la domanda di democrazia non è morta e non può essere affossata. Sono stati la discontinuità gentile, ribelle e sognante di un popolo che ritorna a prendere parola. Anche qui, anche in Italia, anche a Roma dove i peggiori servi di questo sistema siedono sulle loro poltrone.
Sono parole dure? Non lo sono abbastanza.
La polemica sugli infiltrati non sarà oggetto di questa nota. Perchè credo che essa spenga la luce che ieri abbiamo intravisto tutti: anche qui possiamo riappropriarci del nostro futuro.
Possiamo farlo tutti insieme nonostante le nostre differenze che, quando sfilano vicine, sono forse il dipinto più bello.
E questo non è un punto di debolezza, dobbiamo iniziare a dirlo chiaramente.
Lì dove una certa classe politica ormai alla deriva arrampicata su qualche voto strappato chissà come spera di imporre il pensiero unico, noi dobbiamo rivendicare il bisogno di riconnetterci insieme, nonostante le nostre differenze che sono proprio la nostra ricchezza.
E' su questo che possiamo costruire una netta distinzione culturale fra noi e loro.
Questo può essere un terreno fertile per il centro sinistra.
Nel palazzo ci sono loro,il buio. Chiusi e schiacciati dal peso della loro omologazione. Fuori ci siamo noi, la luce con i nostri colori che parlano linguaggi molteplici e raccontano tante storie diverse.
Così è arrivato.
Arriva prima o poi il momento in cui il silenzio non basta più e neanche l'indignazione può essere l'unica risoluzione parafrasando Ingrao nel suo "Indignarsi non basta".
Roma ieri non è stato un fallimento. Se il fumo scuro causato da qualche violento offusca la luce dei tanti, allora siamo ancora lontani dalla giusta coscienza che potrà rinvigorire questa Italia.
Roma è stato un inizio. Forse un altro pezzo.
Ma guai a chiunque smette di credere che debba ripartire da lì il cambiamento.
Pensare globale agire locale. Avevo letto più volte e ascoltato questa frase.
La mia città non è Roma.
Ma l'indignazione c'è anche qui e vibra forte, esce dalle stanze di partito per correre fra la gente.
Anche nella mia città proveremo a non fermarci all'indignazione. Proveremo a ricostruire un cammino che getti le proprie fondamenta sulla volontà di interrogarci, parlarci, raccontarci per comprendere le differenze e per dare a queste una voce unica.
Un grande megafono anche ad Andria che parli tutte le parole di questa Italia che ieri era a Roma e che ogni giorno scava la montagna; lentamente ma lo fa.
Non ci sono conclusioni. Non possono ancora essercene. Piuttosto concludo citando un pezzo di una canzone di un altro grande poeta e intellettuale che abbiamo conosciuto (e forse ancora troppo poco.
Si chiama Fabrizio de Andrè e le sue parole devono ancora echeggiare in ogni sede, in ogni città, in ogni piazza, in ogni nazione. Ovunque.
Chiudo perciò così:
"Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti."
Vito Ballarino
mercoledì 12 ottobre 2011
Dedicare un pezzo della città di Andria a Fabrizio De Andrè
Pensavo ad una cosa. Una piccola cosa che non è una risposta al disagio della precarietà, della solitudine. Non è la soluzione a tanti problemi ma sarebbe un gesto pieno di bellezza: mi piacerebbe dedicare una piazza o una strada della città di Andria a Fabrizio de Andrè. Mi sono accorto che manca una cosa simile. E' importante la bellezza e un intellettuale come lui merita di essere presente ovunque in questa Italia a anche ad Andria.
Vito Ballarino
giovedì 6 ottobre 2011
DDL INTERCETTAZIONI
Il mio intervento di qualche tempo fa sul DDL intercettazioni.
Il tema ritorna puntuale e non possiamo ignorarlo.
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A tutta velocità verso riforma della Giustizia e DDL sulle intercettazioni.
Ecco le uniche priorità di un governo che, nel panorama della crisi mondiale e delle rivolte che stanno scuotendo tutto il bacino del Mediterraneo, non ha alcuna intenzione di rilanciare temi come investimenti per l'innovazione, diritto allo studio per tutti, eco sostenibilità, lavoro che non sia un ricatto per i lavoratori. No.
Per la classe politica berlusconiana tutto questo non conta.
Bisogna correre. Il processo sul caso Ruby procederà e inizierà nelle aule il 6 Aprile. Bisogna accelerare per bloccare la libera informazione in questo paese. Un colpaccio già annunciato tempo fa' che ora ritorna come uno spettro in un paese già posizionato al 40° posto nel mondo per libertà di informazione dopo Cile, Corea Del Sud, Bulgaria, Perù.
C'è poi un elemento sconcertante. Provate a scrivere sul motore di ricerca la parola "Berlusconi". Vedrete che apparirà al secondo posto il binomio: Berlusconi-Ruby.
Nel mondo intero ci conoscono così. Ci riconoscono come il popolo che ha eletto l'uomo dei fatti dell'olgettina. E non solo. Delle feste con minorenni, secondo le carte depositate dai PM. Si tratta del Presidente del Consiglio, la carica più in vista che avrebbe il dovere di traghettare il paese fuori dalla crisi e non fra le sue lenzuola dove probabilmente sono state compiute nefandezze gravi. Si parla di prostituzione minorile e concussione.
Invece Silvio e il Governo corrono veloci. E lo fanno cavalcando la "pericolosità" delle intercettazioni.
Lo fanno ignorando il monito del Presidente della Repubblica che già in passato chiese di "far finire il disegno di legge sulle intercettazioni su un binario morto".
L'informazione è un punto chiave. Lo è nel paese in cui Berlusconi detiene il maggiore potere mediatico ma non tutto.
Ci sono ancora professionisti coraggiosi. Quelli che non si lasciano comprare e che hanno permesso, dopo che gli atti sul caso Ruby fossero depositati, a tutto il popolo italiano di conoscere cosa realmente stesse curando il Presidente del Consiglio. Non gli interessi del paese. Non le riforme utili a far ripartire l'Italia. No.
Bisognava prodigarsi come "magnanimo benefattore" per belle ragazze e per i loro decoltè. E anche nei fatti del processo sono coinvolte persone vicine all'informazione berlusconiana. Questo non è un caso o un particolare da sottovalutare.
Il "grande impero" di Silvio è costruito e si regge sulla manipolazione della comunicazione e dell'informazione. Ecco perchè occorre velocizzare sul DDL intercettazioni. Non possono indugiare. Su questo tema si gioca il futuro del' impero che pian piano si sgretola.
In una intervista di Natalia Lombardo a Roberto Natale, pubblicata sull'Unità, il presidente del Fnsi ha dichiarato: << Non possiamo rispettare una legge che lede il diritto ad informare i cittadini>>. Se il Governo Berlusconi andrà avanti sulle intercettazioni, potrebbe di conseguenza formalizzarsi un ricorso alla Comunità Europea.
Il DDL è un martello sulla libera informazione. Carcere per i giornalisti liberi; multe esose per gli editori "ribelli". E infine: gli atti giudiziari non potranno essere pubblicati fino alla fine del processo. Anche quando, gli stessi atti, sono pubblici.
Ancora una volta in Italia si palesa chiaramente agli occhi di tutti noi un attacco alla democrazia e alla libertà.
E' importante notare, ad esempio, come sia congruente il forte timore che gli uomini e le donne di Silvio hanno per l'informazione libera. Quella che racconta le verità di un paese al paese. Che non si piega alla casta.
Non troppo tempo fa il Ministro Gelmini ha pubblicamente attaccato, durante una puntata di Ballarò, le lauree in Scienze della Comunicazione. Proprio quelle Facoltà che formano i futuri giornalisti e operatori nel settore dell'informazione e della comunicazione.
Così, da un lato si vuole zittire chi già liberamente svolge con grande rigore ed etica il proprio mestiere, e dall'altro chi nel futuro potrebbe immergersi in questo mondo.
Il disegno è chiaro e netta dovrà essere anche la posizione di tutti noi.
Perchè anche l'informazione è un bene comune. Lo è nei termini in cui ci permette di sviluppare un pensiero critico e di liberarci dalla coltre di nebbia che "la casta" del berlusconismo continua a spingere su questa Italia.
Il dovere di tutti noi è: tornare a prendere parola.
Vito Ballarino
Il tema ritorna puntuale e non possiamo ignorarlo.
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A tutta velocità verso riforma della Giustizia e DDL sulle intercettazioni.
Ecco le uniche priorità di un governo che, nel panorama della crisi mondiale e delle rivolte che stanno scuotendo tutto il bacino del Mediterraneo, non ha alcuna intenzione di rilanciare temi come investimenti per l'innovazione, diritto allo studio per tutti, eco sostenibilità, lavoro che non sia un ricatto per i lavoratori. No.
Per la classe politica berlusconiana tutto questo non conta.
Bisogna correre. Il processo sul caso Ruby procederà e inizierà nelle aule il 6 Aprile. Bisogna accelerare per bloccare la libera informazione in questo paese. Un colpaccio già annunciato tempo fa' che ora ritorna come uno spettro in un paese già posizionato al 40° posto nel mondo per libertà di informazione dopo Cile, Corea Del Sud, Bulgaria, Perù.
C'è poi un elemento sconcertante. Provate a scrivere sul motore di ricerca la parola "Berlusconi". Vedrete che apparirà al secondo posto il binomio: Berlusconi-Ruby.
Nel mondo intero ci conoscono così. Ci riconoscono come il popolo che ha eletto l'uomo dei fatti dell'olgettina. E non solo. Delle feste con minorenni, secondo le carte depositate dai PM. Si tratta del Presidente del Consiglio, la carica più in vista che avrebbe il dovere di traghettare il paese fuori dalla crisi e non fra le sue lenzuola dove probabilmente sono state compiute nefandezze gravi. Si parla di prostituzione minorile e concussione.
Invece Silvio e il Governo corrono veloci. E lo fanno cavalcando la "pericolosità" delle intercettazioni.
Lo fanno ignorando il monito del Presidente della Repubblica che già in passato chiese di "far finire il disegno di legge sulle intercettazioni su un binario morto".
L'informazione è un punto chiave. Lo è nel paese in cui Berlusconi detiene il maggiore potere mediatico ma non tutto.
Ci sono ancora professionisti coraggiosi. Quelli che non si lasciano comprare e che hanno permesso, dopo che gli atti sul caso Ruby fossero depositati, a tutto il popolo italiano di conoscere cosa realmente stesse curando il Presidente del Consiglio. Non gli interessi del paese. Non le riforme utili a far ripartire l'Italia. No.
Bisognava prodigarsi come "magnanimo benefattore" per belle ragazze e per i loro decoltè. E anche nei fatti del processo sono coinvolte persone vicine all'informazione berlusconiana. Questo non è un caso o un particolare da sottovalutare.
Il "grande impero" di Silvio è costruito e si regge sulla manipolazione della comunicazione e dell'informazione. Ecco perchè occorre velocizzare sul DDL intercettazioni. Non possono indugiare. Su questo tema si gioca il futuro del' impero che pian piano si sgretola.
In una intervista di Natalia Lombardo a Roberto Natale, pubblicata sull'Unità, il presidente del Fnsi ha dichiarato: << Non possiamo rispettare una legge che lede il diritto ad informare i cittadini>>. Se il Governo Berlusconi andrà avanti sulle intercettazioni, potrebbe di conseguenza formalizzarsi un ricorso alla Comunità Europea.
Il DDL è un martello sulla libera informazione. Carcere per i giornalisti liberi; multe esose per gli editori "ribelli". E infine: gli atti giudiziari non potranno essere pubblicati fino alla fine del processo. Anche quando, gli stessi atti, sono pubblici.
Ancora una volta in Italia si palesa chiaramente agli occhi di tutti noi un attacco alla democrazia e alla libertà.
E' importante notare, ad esempio, come sia congruente il forte timore che gli uomini e le donne di Silvio hanno per l'informazione libera. Quella che racconta le verità di un paese al paese. Che non si piega alla casta.
Non troppo tempo fa il Ministro Gelmini ha pubblicamente attaccato, durante una puntata di Ballarò, le lauree in Scienze della Comunicazione. Proprio quelle Facoltà che formano i futuri giornalisti e operatori nel settore dell'informazione e della comunicazione.
Così, da un lato si vuole zittire chi già liberamente svolge con grande rigore ed etica il proprio mestiere, e dall'altro chi nel futuro potrebbe immergersi in questo mondo.
Il disegno è chiaro e netta dovrà essere anche la posizione di tutti noi.
Perchè anche l'informazione è un bene comune. Lo è nei termini in cui ci permette di sviluppare un pensiero critico e di liberarci dalla coltre di nebbia che "la casta" del berlusconismo continua a spingere su questa Italia.
Il dovere di tutti noi è: tornare a prendere parola.
Vito Ballarino
venerdì 30 settembre 2011
Domani a Roma con Nichi e SEL: c'è l'Italia migliore a cui guardare
Torno a postare sul blog. Nulla di "nuovo" bensì un intervento che pubblicai su facebook qualche tempo fa rispondendo ad una accorata lettera di Pasquale Videtta a Nichi Vendola raccontando il proprio punto di vista sul progetto politico di Sinistra Ecologia e Libertà.
Avendo letto sui quotidiani le dichiarazioni di Vendola ieri a Bologna nel tavolo di confronto a cui ha partecipato anche Prodi e poi le successive riguardo la posizione di Fausto Bertinotti che sembrano voler soffiare sul fuoco (quale fuoco non ho ben capito...) per alimentare facili polemiche, ho pensato fosse interessante riproporre ciò che provai a buttar giù qualche tempo fa.
Non è un modo per riaprire la polemica che già mi sembra abbastanza strumentale e realmente poco utile al futuro del centro sinistra che dovrebbe candidarsi a governare il paese. E' la possibilità di confrontarmi ancora con chiunque voglia farlo e voglia dire la sua.
Credo sia una opportunità interessante per interrogarsi e capire.
Intanto domani sarò a Roma in Piazza per la manifestazione di Sinistra Ecologia e Libertà. Una manifestazione che coinvolgerà cuori, anime differenti, pensieri, sogni, storie e persone in un movimento culturale, umano e politico che chiama tutti noi: nessuno escluso. Una direzione che appare ancora difficile da far comprendere ai tanti tafazzisti che probabilmente si auguravano di predisporre ancora piccole frazioni di "film-già-visti-e-vissuti-e-pure-falliti".
Sarò a Roma domani con Nichi e con SEL perchè credo esista un'Italia migliore, credo esista la possibilità di costruire la sinistra unita in Italia, credo in un rinnovamento culturale anche della politica, credo nella volontà di abbattere ogni steccato ideologico e ogni purismo che ci ha sempre relegato all'angolo, credo nelle diversità come valore aggiunto che ci permette di completarci.
Credo, insomma, sia tornato il momento di prendere parola con il coraggio di cambiare.
Vito Ballarino
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Pubblicata l'11 Luglio 2011
Nella giornata di ieri mi è capitato di leggere in rete la lettera scritta dal caro Pasquale Videtta indirizzata a Nichi Vendola e intitolata "Caro Nichi, SEL non è un giocattolo" (link alla lettera: http://www.facebook.com/notes/pasquale-videtta/caro-nichi-sel-non-%C3%A8-un-giocattolo/10150236803811270).
Parto dicendo che sicuramente, in un momento politico così complesso e confuso a casua anche della forte indecisione di alcuni dirigenti dei partiti di centro-sinistra presenti in Parlamento, comprendo l'accorato sfogo presentato nella lettera ma che non posso condividere.
Sono anche io un iscritto a SEL. Sono un giovane contraddistinto dalla dirompente voglia di poter attuare concretamente un cammino che ricostruisca il centro-sinistra frantumato dalle beghe interne, dal passato che non passa mai, dal futuro che appare sempre così fumoso e confuso.
Sono un giovane animato dal desiderio di vedere realizzata una sinistra compatta in questa Italia. Una sinistra che non parli nelle stanze e nei salotti ma che abbracci il popolo e le piazza; i movimenti.
Una sinistra che trae la propria linfa dal continuo contatto con la società civile e tesse con essa una rete di contenuti che alimentano quotidianamente un percorso comune.
Una sinistra che chiede, che si interroga, che si confronta, che si rinnova e che non ha timidezze e feticci.
Ecco. I feticci. Purtroppo, troppo spesso, ho la sensazione che quello del partito sia un feticcio. Il partito con la P maiuscola che assomiglia tanto alla P maiuscola di Potere.
E' un feticcio quando si invoca una struttura che sembra appartenere ad altri tempi; tempi lontani in cui, si, quella struttura chiamata PCI aveva un senso organizzata in quella maniera. Aveva un perchè ed era contestualizzata rispetto ad uno scenario europeo e mondiale che proprio non assomiglia a ciò che oggi ci sta difronte, con l'avanzata di questa bellissima brezza che proviene proprio da quei popoli che sul nostro Mediterraneo si affacciano.
Il PCI credo sia stata la casa e la palestra della legalità, della cultura, dell'amore, della politica, della civiltà per molti e per questo conservo per esso un profondo rispetto.
Ma non posso rimpiangerlo. Non posso farlo innanzitutto perchè non c'ero e trovo assai ridicolo che qualcuno possa rimpiangere qualcosa che non ha vissuto, per cui non ha riso e pianto. Per cui non ha sudato.
Ecco. Possiamo forse provare a conoscerlo ma certamente non possiamo rimpiangerlo. Lo dico ai giovani come me che dovrebbero essere proiettati verso il futuro ma che invece troppe volte si innamorano di un passato che è certamente affascinante ma irripetibile.
E poi non posso rimpiangerlo perchè i tempi sono cambiati. La globalizzazione e la modernità ci pongono davanti alle due domande epocali: Quale futuro? Come?
Adesso ci ritroviamo oppressi, soli, spaccati e stanchi affogati in questo modello di neo-medioevo che prende il nome di "modernità" e cosa stiamo facendo per costruire una valida alternativa?
Molti stanno facendo tanto in questo paese. Lo fanno le donne nelle piazze perchè come cita il loro slogan "Se non ora, quando?". Lo fanno i giovani fuori dalle Università con i docenti e i ricercatori perchè una società senza sapienza e istruzione è una società debole, oppressa, facilmente vittima delle nuove dittature che io chiamo razzismo, denaro, speculazione, mafia, corruzione.
Lo fanno gli operatori della cultura che ci danno un segnale importante: senza cultura non esiste civiltà e senza civiltà ci aspetta un futuro di vera barbarie. Non certamente la "barbarie" di cui tratta Baricco nel suo libro "I Barbari". No. Io parlo di quella vera in cui non ci si considera fratelli e sorelle ma nemici, oppositori, avversari. Una giungla che farebbe paura anche alla giungla vera a cui la natura riserva un certo equilibrio e ritmo.
Ecco. Potrei continuare ma non lo faccio perchè ognuno di noi potrebbe rendere ancor più corposa questa lista.
Difronte a questa redistribuzione dei confini dell'uomo, del mondo e dell'umanità certamente non possiamo, io credo, rimanere immobili a piantar grane perchè un certo partito abbia una struttura più o meno radicata, o più o meno flessibile, o con questo o quel ruolo da cucire sul proprio petto. Non mi riferisco certamente e direttamente a Pasquale che ha scritto quella nota e a cui riconosco l'onestà e il coraggio di raccontare un suo pensiero a tutti analizzando quelli che per lui erano e sono punti di debolezza. Ma come dicevo, non posso condividere.
Ho iniziato il percorso in SEL perchè ne condividevo totalmente gli obbiettivi politici, la direzione che a SEL si voleva dare ma anche per lo spirito che contraddistingueva questo nuovo soggetto in cui riuscivano ad incrociarsi vecchie e nuove storie.
Ricordo bene di aver sempre detto che anche se SEL fosse rimasto solo un movimento, ci avrei investito comunque forze, convinzione, passione e voglia di fare.
Per questo ho condiviso con tutto il cuore e con la felicità di chi sperava di udire da anni quelle parole, la direzione di Nichi: "Non un partito, ma riaprire la partita".
E quale partita? La partita per ricostruire un centro sinistra unito e forte in Italia. Un centro sinistra che però non può inseguire sempre comunque (anche velatamente) il disegno del passato che è un bagaglio certamente imprescindibile (sono uno di quelli che ha sempre sostenuto che la Bolognina con la fine del PCI sono stati gli errori più grandi commessi).
Allora si, radicare SEL cosa significherebbe? Lo chiedo chiaramente perchè a me questa frase non è chiara e mi sembra che nasconda un lato oscuro: quello che riguarda chi desidera da tempo adagiarsi in una nuova formazione che parli ancora una volta le vecchie parole della politica praticandone sempre le medesime logiche che ci hanno condotto alla sconfitta epocale da parte del berlusconismo.
Lo dico chiaro e forte: il berlusconismo, penso, non significa Berlusconi in tutte le salse. Non possiamo pensare che sia solo una sorta di presenzialismo da sconfiggere. E non possiamo pensare che la nostra alternativa al berlusconismo sia rivoltare la manica e dire con tono stizzito: "No, non vogliamo Nichi ovunque perchè altrimenti diventiamo come il PDL". Ancora una volta penso che l'analisi sia superficiale.
Il berlusconismo è un regime culturale costruito su numerosi aspetti e la figura del leader, non nasce con Berlusconi in Italia. Chi studia come me Scienze della Comunicazione lo sa bene.
Il leaderismo ha attraversato gli USA di Martin Luter King del " I have a dream" a cui poi giunge la risposta politica di Obama del "Yes, we Can". Non per forza il leaderismo è il male oscuro da scacciare e sopratutto non è, secondo me, il primo problema di cui dovremmo occuparci in SEL e in generale nei partiti.
Certo, qualcuno mi farà notare che il leaderismo non appartiene alla nostra "cultrua politica". Bene. Allora vorrei chiedere: ed Enrico Berlinguer? E' una figura a cui tutti siamo legati e che tutti rimpiangiamo. Non era forse un leader lui? Eppure appartiene proprio a quella storia che rimpiangiamo.
Probabilmente dovremmo comprendere che la parola "leader" non coincide nel contenuto con "capo" o "dittatore" o "proprietario". No. Io ho sempre considerato il "leader" come una figura di garanzia dalla forte capacità di percepire e intravedere ciò che gli altri non riescono a vedere poi costruendolo e concretizzandolo. Una guida, ecco.
Nichi secondo me risponde a questa descrizione. E non ho alcun timore a dire chiaramente che è lui la voce, il megafono il segnale che ci indica e che deve indicarci la direzione.
Lo abbiamo sempre saputo. Prima che Sel diventasse un partito lo sapevamo. Quando Nichi ha vinto le primarie e le regionali ne abbiamo avuto conferma. Quando abbiamo svolto il Congresso nazionale Nichi lo ha ripetuto a chiare lettere. Ed ora? Ci stupiamo? Perchè?
Per una sorta di privatizzazione della figura per cui ci sentiamo espropriati se lo vediamo girare nel Nord Italia? Non posso pensarlo. Io conosco bene i miei compagni di SEL e non posso pensarlo.
Una cosa la condivido: si è un momento difficile per la politica in Italia e anche nei nostri territori, nei nostri Comuni e nelle nostre città. Bene. Allora che facciamo?
Strilliamo e ci tiriamo indietro? O continuiamo tutti insieme a lavorare per continuare a tenere aperta la partita?
Anche nelle nostre città dove il centro-sinistra è ancora più frammentato, spaccato e lacerato?
Vogliamo divenire a nostra volta megafono di tutti quei movimenti, delle associazioni, delle realtà locali attive che hanno bisogno di riprendere voce per raccontare che un Paese diverso è possibile, che una città migliore è possibile?
Ecco perchè non condivido quella nota.
Ancor più se la critica proviene e si genera fra le Fabbriche che sempre hanno avuto il nome di Nichi nel loro logo e che hanno costruito attorno alla figura di Nichi una campagna elettorale colorata, piena di contenuti e quindi vincente.
Nichi è una guida e non deve esserci alcuna timidezza o alcun timore nell'ammetterlo. Forse come lo era Berlunguer o forse no. Non mi interessa. E' Nichi e SEL è SEL.
E avrà la sua storia, le sue direzioni, i suoi militanti, i suoi pianti e le sue gioie. Perchè ogni storia è diversa dalle altre. Non sono mai uguali.
Ora che fare?
Continuare a lavorare lasciando da parte le polemiche e i timori. Proviamo ad essere fiduciosi e coraggiosi. Il progetto di Nichi e di Sel non può ingarbugliarsi fra le stanze di partito, le cariche, le strutture, ecc. Vola e deve volare ben più alto.
Abbiamo da costruire insieme l'Italia migliore e anche le nostre città e i nostri Comuni possono diventare migliori.
Facciamoci promotori di un futuro migliore.
Buon lavoro a tutti noi.
Vito Ballarino
iscritto a Sinistra Ecologia e Libertà
Avendo letto sui quotidiani le dichiarazioni di Vendola ieri a Bologna nel tavolo di confronto a cui ha partecipato anche Prodi e poi le successive riguardo la posizione di Fausto Bertinotti che sembrano voler soffiare sul fuoco (quale fuoco non ho ben capito...) per alimentare facili polemiche, ho pensato fosse interessante riproporre ciò che provai a buttar giù qualche tempo fa.
Non è un modo per riaprire la polemica che già mi sembra abbastanza strumentale e realmente poco utile al futuro del centro sinistra che dovrebbe candidarsi a governare il paese. E' la possibilità di confrontarmi ancora con chiunque voglia farlo e voglia dire la sua.
Credo sia una opportunità interessante per interrogarsi e capire.
Intanto domani sarò a Roma in Piazza per la manifestazione di Sinistra Ecologia e Libertà. Una manifestazione che coinvolgerà cuori, anime differenti, pensieri, sogni, storie e persone in un movimento culturale, umano e politico che chiama tutti noi: nessuno escluso. Una direzione che appare ancora difficile da far comprendere ai tanti tafazzisti che probabilmente si auguravano di predisporre ancora piccole frazioni di "film-già-visti-e-vissuti-e-pure-falliti".
Sarò a Roma domani con Nichi e con SEL perchè credo esista un'Italia migliore, credo esista la possibilità di costruire la sinistra unita in Italia, credo in un rinnovamento culturale anche della politica, credo nella volontà di abbattere ogni steccato ideologico e ogni purismo che ci ha sempre relegato all'angolo, credo nelle diversità come valore aggiunto che ci permette di completarci.
Credo, insomma, sia tornato il momento di prendere parola con il coraggio di cambiare.
Vito Ballarino
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Pubblicata l'11 Luglio 2011
Nella giornata di ieri mi è capitato di leggere in rete la lettera scritta dal caro Pasquale Videtta indirizzata a Nichi Vendola e intitolata "Caro Nichi, SEL non è un giocattolo" (link alla lettera: http://www.facebook.com/notes/pasquale-videtta/caro-nichi-sel-non-%C3%A8-un-giocattolo/10150236803811270).
Parto dicendo che sicuramente, in un momento politico così complesso e confuso a casua anche della forte indecisione di alcuni dirigenti dei partiti di centro-sinistra presenti in Parlamento, comprendo l'accorato sfogo presentato nella lettera ma che non posso condividere.
Sono anche io un iscritto a SEL. Sono un giovane contraddistinto dalla dirompente voglia di poter attuare concretamente un cammino che ricostruisca il centro-sinistra frantumato dalle beghe interne, dal passato che non passa mai, dal futuro che appare sempre così fumoso e confuso.
Sono un giovane animato dal desiderio di vedere realizzata una sinistra compatta in questa Italia. Una sinistra che non parli nelle stanze e nei salotti ma che abbracci il popolo e le piazza; i movimenti.
Una sinistra che trae la propria linfa dal continuo contatto con la società civile e tesse con essa una rete di contenuti che alimentano quotidianamente un percorso comune.
Una sinistra che chiede, che si interroga, che si confronta, che si rinnova e che non ha timidezze e feticci.
Ecco. I feticci. Purtroppo, troppo spesso, ho la sensazione che quello del partito sia un feticcio. Il partito con la P maiuscola che assomiglia tanto alla P maiuscola di Potere.
E' un feticcio quando si invoca una struttura che sembra appartenere ad altri tempi; tempi lontani in cui, si, quella struttura chiamata PCI aveva un senso organizzata in quella maniera. Aveva un perchè ed era contestualizzata rispetto ad uno scenario europeo e mondiale che proprio non assomiglia a ciò che oggi ci sta difronte, con l'avanzata di questa bellissima brezza che proviene proprio da quei popoli che sul nostro Mediterraneo si affacciano.
Il PCI credo sia stata la casa e la palestra della legalità, della cultura, dell'amore, della politica, della civiltà per molti e per questo conservo per esso un profondo rispetto.
Ma non posso rimpiangerlo. Non posso farlo innanzitutto perchè non c'ero e trovo assai ridicolo che qualcuno possa rimpiangere qualcosa che non ha vissuto, per cui non ha riso e pianto. Per cui non ha sudato.
Ecco. Possiamo forse provare a conoscerlo ma certamente non possiamo rimpiangerlo. Lo dico ai giovani come me che dovrebbero essere proiettati verso il futuro ma che invece troppe volte si innamorano di un passato che è certamente affascinante ma irripetibile.
E poi non posso rimpiangerlo perchè i tempi sono cambiati. La globalizzazione e la modernità ci pongono davanti alle due domande epocali: Quale futuro? Come?
Adesso ci ritroviamo oppressi, soli, spaccati e stanchi affogati in questo modello di neo-medioevo che prende il nome di "modernità" e cosa stiamo facendo per costruire una valida alternativa?
Molti stanno facendo tanto in questo paese. Lo fanno le donne nelle piazze perchè come cita il loro slogan "Se non ora, quando?". Lo fanno i giovani fuori dalle Università con i docenti e i ricercatori perchè una società senza sapienza e istruzione è una società debole, oppressa, facilmente vittima delle nuove dittature che io chiamo razzismo, denaro, speculazione, mafia, corruzione.
Lo fanno gli operatori della cultura che ci danno un segnale importante: senza cultura non esiste civiltà e senza civiltà ci aspetta un futuro di vera barbarie. Non certamente la "barbarie" di cui tratta Baricco nel suo libro "I Barbari". No. Io parlo di quella vera in cui non ci si considera fratelli e sorelle ma nemici, oppositori, avversari. Una giungla che farebbe paura anche alla giungla vera a cui la natura riserva un certo equilibrio e ritmo.
Ecco. Potrei continuare ma non lo faccio perchè ognuno di noi potrebbe rendere ancor più corposa questa lista.
Difronte a questa redistribuzione dei confini dell'uomo, del mondo e dell'umanità certamente non possiamo, io credo, rimanere immobili a piantar grane perchè un certo partito abbia una struttura più o meno radicata, o più o meno flessibile, o con questo o quel ruolo da cucire sul proprio petto. Non mi riferisco certamente e direttamente a Pasquale che ha scritto quella nota e a cui riconosco l'onestà e il coraggio di raccontare un suo pensiero a tutti analizzando quelli che per lui erano e sono punti di debolezza. Ma come dicevo, non posso condividere.
Ho iniziato il percorso in SEL perchè ne condividevo totalmente gli obbiettivi politici, la direzione che a SEL si voleva dare ma anche per lo spirito che contraddistingueva questo nuovo soggetto in cui riuscivano ad incrociarsi vecchie e nuove storie.
Ricordo bene di aver sempre detto che anche se SEL fosse rimasto solo un movimento, ci avrei investito comunque forze, convinzione, passione e voglia di fare.
Per questo ho condiviso con tutto il cuore e con la felicità di chi sperava di udire da anni quelle parole, la direzione di Nichi: "Non un partito, ma riaprire la partita".
E quale partita? La partita per ricostruire un centro sinistra unito e forte in Italia. Un centro sinistra che però non può inseguire sempre comunque (anche velatamente) il disegno del passato che è un bagaglio certamente imprescindibile (sono uno di quelli che ha sempre sostenuto che la Bolognina con la fine del PCI sono stati gli errori più grandi commessi).
Allora si, radicare SEL cosa significherebbe? Lo chiedo chiaramente perchè a me questa frase non è chiara e mi sembra che nasconda un lato oscuro: quello che riguarda chi desidera da tempo adagiarsi in una nuova formazione che parli ancora una volta le vecchie parole della politica praticandone sempre le medesime logiche che ci hanno condotto alla sconfitta epocale da parte del berlusconismo.
Lo dico chiaro e forte: il berlusconismo, penso, non significa Berlusconi in tutte le salse. Non possiamo pensare che sia solo una sorta di presenzialismo da sconfiggere. E non possiamo pensare che la nostra alternativa al berlusconismo sia rivoltare la manica e dire con tono stizzito: "No, non vogliamo Nichi ovunque perchè altrimenti diventiamo come il PDL". Ancora una volta penso che l'analisi sia superficiale.
Il berlusconismo è un regime culturale costruito su numerosi aspetti e la figura del leader, non nasce con Berlusconi in Italia. Chi studia come me Scienze della Comunicazione lo sa bene.
Il leaderismo ha attraversato gli USA di Martin Luter King del " I have a dream" a cui poi giunge la risposta politica di Obama del "Yes, we Can". Non per forza il leaderismo è il male oscuro da scacciare e sopratutto non è, secondo me, il primo problema di cui dovremmo occuparci in SEL e in generale nei partiti.
Certo, qualcuno mi farà notare che il leaderismo non appartiene alla nostra "cultrua politica". Bene. Allora vorrei chiedere: ed Enrico Berlinguer? E' una figura a cui tutti siamo legati e che tutti rimpiangiamo. Non era forse un leader lui? Eppure appartiene proprio a quella storia che rimpiangiamo.
Probabilmente dovremmo comprendere che la parola "leader" non coincide nel contenuto con "capo" o "dittatore" o "proprietario". No. Io ho sempre considerato il "leader" come una figura di garanzia dalla forte capacità di percepire e intravedere ciò che gli altri non riescono a vedere poi costruendolo e concretizzandolo. Una guida, ecco.
Nichi secondo me risponde a questa descrizione. E non ho alcun timore a dire chiaramente che è lui la voce, il megafono il segnale che ci indica e che deve indicarci la direzione.
Lo abbiamo sempre saputo. Prima che Sel diventasse un partito lo sapevamo. Quando Nichi ha vinto le primarie e le regionali ne abbiamo avuto conferma. Quando abbiamo svolto il Congresso nazionale Nichi lo ha ripetuto a chiare lettere. Ed ora? Ci stupiamo? Perchè?
Per una sorta di privatizzazione della figura per cui ci sentiamo espropriati se lo vediamo girare nel Nord Italia? Non posso pensarlo. Io conosco bene i miei compagni di SEL e non posso pensarlo.
Una cosa la condivido: si è un momento difficile per la politica in Italia e anche nei nostri territori, nei nostri Comuni e nelle nostre città. Bene. Allora che facciamo?
Strilliamo e ci tiriamo indietro? O continuiamo tutti insieme a lavorare per continuare a tenere aperta la partita?
Anche nelle nostre città dove il centro-sinistra è ancora più frammentato, spaccato e lacerato?
Vogliamo divenire a nostra volta megafono di tutti quei movimenti, delle associazioni, delle realtà locali attive che hanno bisogno di riprendere voce per raccontare che un Paese diverso è possibile, che una città migliore è possibile?
Ecco perchè non condivido quella nota.
Ancor più se la critica proviene e si genera fra le Fabbriche che sempre hanno avuto il nome di Nichi nel loro logo e che hanno costruito attorno alla figura di Nichi una campagna elettorale colorata, piena di contenuti e quindi vincente.
Nichi è una guida e non deve esserci alcuna timidezza o alcun timore nell'ammetterlo. Forse come lo era Berlunguer o forse no. Non mi interessa. E' Nichi e SEL è SEL.
E avrà la sua storia, le sue direzioni, i suoi militanti, i suoi pianti e le sue gioie. Perchè ogni storia è diversa dalle altre. Non sono mai uguali.
Ora che fare?
Continuare a lavorare lasciando da parte le polemiche e i timori. Proviamo ad essere fiduciosi e coraggiosi. Il progetto di Nichi e di Sel non può ingarbugliarsi fra le stanze di partito, le cariche, le strutture, ecc. Vola e deve volare ben più alto.
Abbiamo da costruire insieme l'Italia migliore e anche le nostre città e i nostri Comuni possono diventare migliori.
Facciamoci promotori di un futuro migliore.
Buon lavoro a tutti noi.
Vito Ballarino
iscritto a Sinistra Ecologia e Libertà
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